Durante la bella stagione, sì dimenticano per un po' le nottate tra le onde e sotto il vento, anche il surfcaster più incallito, se non vuole appendere le canne al chiodo, è costretto a piegarsi all'evidenza e ripiegare sulla pesca a fondo, non per questo sì è costretti ad abbandonare la filosofia della ricerca del pezzo di taglia, cambiano le condizioni, ma non gli attrezzi e lo spirito.Escludendo la paf all'orata in diurna, (argomento che affronteremo prossimamente) la proliferazione sempre più massiccia di questo formidabile predatore, quale il pesce serra, entrato ormai prepotentemente nel target delle prede da surf e da paf, ha portato schiere di appasionati a dargli una caccia agguerrita.
Le stagioni passate sono state prodighe di tante catture ed hanno allietato piacevolmente la quiete delle notti estive, quest'anno lo scenario è stato un po' diverso, pur costatandone l'evidente presenza, le uscite dedicate sono state poche in numero e incerte nei risultati, molti pesci lisciati e qualche bel pezzo slamato, una novità alla quale non eravamo abituati, tant'è che non essendo fanatici di questa pesca, abbiamo volutamente allentato la morsa, in attesa di ben altre situazioni.
L'attesa che si aprano le porte della stagione del surf inizia a farsi sempre più impellente, quale migliore occasione per levare via un po' di ruggine, se non la prima mareggiata di fine settembre.
Ovviamente le ambizioni sono proporzionate al periodo, la temperatura dell'acqua è ancora esageratamente elevata, per di più, dopo mesi di quiete, sarà normale trovarsi davanti a grosse quantità di alghe...insomma, niente di non previsto.
Una variabile, che sicuramente si presenterà con alte probabilità, è la presenza massiccia di minutaglia, pronta a fare manbassa del pabulum, che dopo mesi di quiescenza, viene rivoltato e messo in sospensione dalle correnti e al seguito di queste nuvole di piccoli raziatori, la probabilità che si presenti il predatore sono veramente alte.
Parlare di spigole è ovviamente precoce (anche se non impossibile), il colpevole in questi casi sarà sempre lui, il "signor tranciatutto".
Quella che andremo ad affrontare sarà una mareggiata proveniente da est sud-est.
I siti meteo prevedono un'altezza d'onda non particolarmente rilevante, non supererà il metro e mezzo nella fase più energica, questo ci fa pensare che potremmo affrontarla anticipando la scaduta, in modo da trovarci nel mezzo di quest'ultima, avendo un lasso di tempo che ci permetta di affrontare il mare prima che questo scenda esageratamente.
Notiamo dalle proiezioni un nucleo di bassa pressione percorrere il canale di Sicilia, diretta verso le coste del sud-est sardo, tuttavia non la prendiamo in considerazione e ci fidiamo di ciò che percepiamo direttamente,in base all'intensità del vento, che sembra limitarsi ad una semplice brezza, questo sarà un peccato di presuzione che pagheremo caro.
La prima uscita sarà totalmente disastrosa, arrivati in spiaggia, nonostante il vendo molto debole, troviamo un mare che spinge in maniera insostenibile, disordinato, le onde esplodono sui banchi vecchi, ci rendiamo subito conto che ci troviamo davanti al tipico caso di "mare da fuori".
Dopo il primo lancio non possiamo che arrenderci al fiume in piena di laterale che portano a spasso i nostri piombi come se fossero di polistirolo....Non ci resta che tornare a casa con la coda tra le gambe e riservare le nostre esche alla padella piuttosto che allo sballotamento delle onde.
A questo punto non ci resta che meditare un'uscita affrontando la scaduta vera e propria, che visto il ripetuto attanuarsi e rimontare del vento, si farà attendere altri due giorni.
Sabato è il giorno giusto, il meteo prevede un maretto abbastanza blando, ma visti i trascorsi, prevedo di trovare qualcosa di più e in effetti così sarà.
Arrivati sullo spot, con Stefano ed Emanuele, due amici, desiderosi di condividere anche loro quest'uscita con me, appuriamo che il mare non è per niente male, se non fosse per il caldo torrido e l'umidità opprimente, sembra di rivisitare gli scenari tipici invernali.
Anche in questa situazione, mi comporto esattamente come farei nel pieno della stagione, do' uno sguardo al mare, noto subito un settore rettilineo abbastanza lungo davanti a noi, tuttavia l'esplodere dell'onda sul banco mi fa pensare che questa sia una barra residuale sedimentata da tempo, potrei superarlo agevolmente, ma dal momento che ho a disposizione alcune finestre interessanti alla mia destra, segno evidente che le correnti lì hanno aperto delle vie fresche, con ai lati depositi giovani e canali ben delineati, sarà questo il settore che deciderò di lavorare.
Piazzo inizialmente due canne e inizio l'operazione di sondaggio con esche generiche, il parco esche non sarà molto vario, ciò che son riuscito a reperire sono calamaro, gambero e cannolicchio, mi consentiranno di saggiare l'attività presente, questo sopprattuto con il cannolicchio e il gambero, la sfortuna vuole che non abbia tra le mie carte il granchio, che mi consentirebbe di allungare notevolmente i tempi di controllo anche in presenza massiccia di minutaglia, oltre che a riservare gradite sorprese...
L'azione di pesca si presenta abbastanza agevole, se non per qualche banco d'alga che si rivela antipatico, ma comunque gestibile.
Le esche come previsto sono prese d'assalto, Stefano spiaggia subito un saraghetto che nella frenesia si è allamato esternamente pur essendo generose le dimensioni dell'amo, il rilascio sarebbe d'obbligo in questo caso, decido però di tenerlo vivo nel secchio, armo subito una terza canna e lo spedisco a lavorare sul primo canale, su un long arm rovesciato, 5/0 nella schiena e cavetto d'acciaio da 40 libbre raccordato a fluorocarbon 0,43.
Continuo a lavorare con le altre esche, che durano veramente poco, decido di provare ad utilizzare inneschi sempre più corposi per amplificare la durata, spiaggerò poco dopo un altro saraghetto, stavolta prontamente rilasciato.
Finalmente noto qualcosa di diverso dalla solita minutaglia, la canna con la striscia di calamaro, posta a ridosso del banco mi segnala qualcosa di strano, metto in tiro, sento che dall'altra parte c'è qualcosa di interessante, diverse testate me lo confermano, il recupero purtroppo viene ostacolato da una grossa matassa d'alghe, che oltre a farmi tribolare non poco, favorirà al mio avversario la via della libertà, ma è un buon segno, per quanto deluso, sono comunque confortato da questo segnale positivo, confermato anche da una bella mangiata su una delle canne di Stefano, che si concluderà con un liscio e cannolicchio completamente esploso, probabilmente anche qui si può leggere lo zampino di qualche orata "laureata".
Nel frattempo mi vedo costretto, dopo numerosi recuperi per via delle alghe, a togliere la terza canna con il vivo, ormai esanime.
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| Una serie di terminali pronti per la pesca con il trancio per serra |
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| Sequenza della realizzazione del trancio di muggine |
L'azzardo diventa certezza, le note del cicalino del Penn, scandite dalle pieghe poderose della Affinity, mi segnalano inequivocabilmente che la battaglia ha inizio e mi rendo subito conto che il mio avversario ha intenzione di vendere cara la pelle.
Cerco di assecondarlo il meno possibile, almeno per quanto mi è concesso, non è certo il primo serra con il quale mi confronto, ma questo dimostra una furia combattiva fuori dal comune.
Pian piano recupero metri, arrivato a ridosso del banco schizza fuori dall'acqua con un salto spettacolare,un tonfo altrettanto fragoroso, segue il mio sconcerto, improvvisamente non avverto più la sua presenza, continuo a recuperare velocemente, il dubbio di averlo perso si fa sempre più tangibile, ma proprio mentre sto per perdere le speranze, ecco che l'onda me lo mostra, un bagliore argenteo, ormai esanime, in balia del moto ondoso, quasi se il mare me lo stesse ormai porgendo sconfitto.
Una volta salpato realizzo il perchè di questo suo cedimento improvviso, ha ingoiato il trancio in profondità, probabilmente durante il salto l'emorragia è diventata incontenibile provocandone la morte pressochè immediata.
E' stato comunque un combattimento emozionante e ancora più appagante poichè avvenuto tra le onde e come risultato ultimo di una strategia come sempre articolata passo dopo passo cercando di interpretare la situazione, non una statica e monotona ricerca del predatore fine a se stessa.
Rimarremo ancora qualche ora fiduciosi che qualche altro dentuto possa presentarsi dinnanzi a noi, ma così non sarà, smontiamo comunque soddisfatti.



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