T.E.C. acronimo di tail ejector clip, questo è il nome con il quale ho battezzato questo piccolo accessorio.
La costruzione di bait clip, è un attività alla quale ho sempre dedicato particolare attenzione, diverse sono state le soluzioni sviluppate, tutte nel complesso valide, alcune in particolare, tanto che qualcuno ha visto bene di divulgarle in maniera più o meno ambigua, lasciando intendere come propria la paternità dell'idea, ma si sa, la strada dei furbetti spesso è breve e senza sbocchi...
In questa ricerca, tuttavia non sono mai rimasto completamente soddisfatto, l'obbiettivo prefissato è sempre stato quello di realizzare qualcosa di semplice, funzionale e durevole, riducendo al minimo qualsiasi margine di perfettibilità.
Ripenso alle precedenti soluzioni e mentre armato di carta e matita cerco di buttare giù qualche bozza, l'occhio cade sulla cassetta dalla quale scorgo alcuni monorip realizzati tempo fa, ma che conservo ancora quasi come cimeli. Rifletto sul fatto che non ostante i bai clip di nuova concezione vantino meccanismi di sgancio affidabili, sono scomparse nella travistica moderna i tail stabilizzatori che hanno reso celebri soluzioni come il monorip, particolare questo che ne rappresentava uno dei punti di forza e che reputo validissimo tutt'ora.
Perchè non cercare quindi di riproporne i pregi rivisitando il tutto con materiali durevoli come l'acciao inox ed una clip ad impatto nuova?
Ecco che dopo un felice momento creativo nasce il "TEC", un tail stabilizzatore dotato di aggancio rapido e bait clip ad impatto.
05/06-01-2015.
Finalmente si riprende mano alla sezione report, la stagione in corso, non ci ha visto protagonisti, per diverse ragioni, in primis la difficoltà di ritagliarci qualche spazio da dedicare al surf e i pochi tentativi fatti, in condizioni sempre particolarmente anomale, non hanno prodotto risultati significativi tali da essere documentati.
Le poche scadute affrontate, sono state caratterizzate da tonnellate di alghe e forti e persistenti correnti, scadute con periodi d'onda altissimi se rapportati all'altezza, mare nervoso dall'inizio alla fine.
In virtù di queste considerazioni è da tempo che l'attenzione si è ormai spostata su altre fasi, ma spesso ciò che si pianifica non sempre combacia con le disponibilità, ed eccoci pronti ad affrontare un altra scaduta di maestrale, che dati meteo alla mano, potrebbe rivelarsi parecchio insidiosa.
Il parco scelte è ristretto e non può discernere dalla consapevolezza di dover rinunciare a molti spot ormai completamente presi d'assalto, non ostante il tempismo sull'orario di partenza, anche lo spot scelto non sarà esente da questo problema.
Arrivati in loco, constatiamo, oltre la presenza massiccia di alghe, che molte postazioni tendenzialmente valide sono occupate, tuttavia scorgiamo un varco con un settore interessante, non ci resta che prepararci ad una lunga camminata.
Davanti a noi partendo da valle verso monte, una punta con un canale perpendicolare ancora non delineato, un inframezzato, una punta. La speranza è che la punta a monte possa fare da argine alle alghe, il mare è ancora molto irregolare e le incognite sono tante, non ci resta che attendere un evoluzione in positivo.
Rimaniamo fuori pesca per gran parte del tempo, le alghe iniziano ad essere scaricate sui lati a monte delle punte, lo interpretiamo come un buon segnale, e attendiamo speranzosi di poter entrare in pesca nelle prossime ore.
Nella nostra ricerca di un buon fluorocarbon da usare per i nostri finali da surf, ci siamo imbattuti nel Berkley Trilene, che abbiamo avuto modo di presentare in questo spazio, decantandone le qualità sopprattutto dal lato del rapporto qualità-prezzo.
Purtroppo il canale dal quale ci approviggionavamo di quest'ultilmo è arrivato ad un inesorabile esaurimento scorte, girovagando sul web, abbiamo dovuto tristemente rassegnarci sull'impossibilità di reperilrlo al solito prezzo da super offerta, viene ifatti proposto a cifre più che doppie di quello a cui eravamo abituati, al quale oltrettutto vanno aggiunte le spese di spedizione.
A questo punto ci siamo rimessi in moto per trovare una valida alternativa, non solo ci siamo riusciti, direi che abbiamo scovato un prodotto ancora superiore, ad un prezzo assolutamente conveniete e lo abbiamo trovato in casa del re dei fluorocarbon: Seaguar! Seguar è un must nel campo dei fluorocarbon, il Seaguar 130, pur essendo un pecursore in questo campo, rimane ancora nell'olimpo dei fluorocarbon, purtroppo è reperibile a prezzi veramente competitivi solo nel mercato giapponese, siamo rimasti invece incuriositi dal nuovo Red Label, 175m di 0.40, convenientissimo, sopprattutto se confrontato con altra robetta superpatinata che gira nel web o negli scafali dei negozi.
Il Red, è consigliato come finale da spinning, per la pesca in spot intricati e ricchi di ostacoli, contesto nel quale spicca per la sua rigidità e resistenza alle abbrasioni, ciò che in realtà si fa apprezzare anche nel nostro campo.
Le prime prove hanno subito confermato la bontà del prodotto, rigido quanto basta, ma pastosissimo al nodo, si è comportato egregiamente lavorando sotto la turbolenza, senza aggrovigliare, le poche volte in cui è successo (non per colpa sua), sono sempre state situazioni risolte con estrema facilità ed è bastata una stirata per riottenere un finale perfettamente liscio e operativo ... insomma un concentrato di qualità Seaguar a prezzi umani, dunque il verdetto parla chiaro:
assolutamente ottimo!
Mi ero promesso di scrivere qualcosa sul come abbiamo affrontato la pesca all'orata durante la stagione estiva appena trascorsa, aspettavamo di chiudere con qualche uscita autunnale per concludere il bilancio, ma dato che non c'è stata occasione sia per il tempo a disposizione sia per il fatto che la stagione del surf, ormai alle porte, vede le nostre mire spostarsi su alti contesti, decido di stilare ora un piccolo resoconto sulle uscite fatte nei mesi di agosto-settembre.
Durante la bella stagione, la fantasia del surf caster viene messa a dura prova, sia per le mutate condizioni climatiche, sia per la difficoltà nel ritagliarsi un agolo dove esercitare indisturbati la propria passione, vista l'orda di bagnanti che invade le nostre spiagge per gran parte della giornata, costringendoci a rivolgere i nostri tentativi solo in notturna.
Eppure, ci sono specie che non disdegnano le alte pressioni e le condizioni di calma piatta, una su tutte la regina degli sparidi, "sua maestà l'orata".
Durante la bella stagione, sì dimenticano per un po' le nottate tra le onde e sotto il vento, anche il surfcaster più incallito, se non vuole appendere le canne al chiodo, è costretto a piegarsi all'evidenza e ripiegare sulla pesca a fondo, non per questo sì è costretti ad abbandonare la filosofia della ricerca del pezzo di taglia, cambiano le condizioni, ma non gli attrezzi e lo spirito.
Escludendo la paf all'orata in diurna, (argomento che affronteremo prossimamente) la proliferazione sempre più massiccia di questo formidabile predatore, quale il pesce serra, entrato ormai prepotentemente nel target delle prede da surf e da paf, ha portato schiere di appasionati a dargli una caccia agguerrita.
La serie Aspire in due pezzi vanta diversi modelli, di lunghezze e
potenze variabili, sviluppate per il mercato britannico, sotto la
collaborazione del noto long caster Peter Thain.
Purtroppo questi
modelli sono ormai fuori produzione, sebbene è possibile trovare, con
qualche difficoltà, delle rimanenze di magazzino o scavare nel mercato
dell'usato, cosa non facile,dal momento che, chi la possiede se ne
guarda bene dal liberarsene.
In questo articolo voglio presentarvi
la 130 M, che posseggo ormai da diverso tempo, di questo modello era
disponibile anche la versione da 14 ft, e la 14 ft MPT, nella quale "PT"
stanno a identificare le iniziali del suo progettista, Peter Thain
appunto.
Veniamo ai dati tecnici. La
canna è lunga 13 ft (3,96 m), composta da sue sezioni simmetrico che si
congiungono tramite innesto a spigot, i materiali sono di primordine,
carbonio alto modulo XT300, e come indicato sul fusto, a basso contenuto
di resina (Low content resin), proprio grazie a questa tecnica
costruttiva, simile a quella adottata successivamente da Century nella
serie HPR (High Performance Resin), il fusto è dotato di una leggerezza
sbalorditiva per una 8 oz di tale livello, appena, circa 540 gr. ,
questo dato salta subito all'occhio una volta presa in mano, tanto che
si rimane quasi perplessi da tanta leggerezza, è sufficiente frustarla a
vuoto per rendersi conto della risposta secca e reattiva.
L'azione
è spiccatamente J curve, il manico è piuttosto duro, è conico, sopra la
guaina, oltre la greca, di diametro di circa 23 mm.
Le sezioni sono raccordate splendidamente, con grande continuità,
fino alla cima, che pur essendo full carbon, mantiene comunque le
caratteristiche di match, ma collabora con l'arco, garantendo un
recovery tip eccellente.
La componentistica è di primordine,
anelli Fuji Sic gun smoke, le legature, con sotto anello, sono ben
eseguite, anche se un po' ciccione, si avrà sicuramente beneficio, come
farò io in seguito, a snellirle, rendendole sicuramente più in sintonia
con l'eleganza del fusto, un lavoro già eseguito da mio fratello per la
coppia di un amico, con ottimi risultati, sia estetici che di peso, sono
stati eliminati una decina di grammi dalla cima.
A sinistra il risultato dopo il rebuilding
La
canna si adatta benissimo a tutti gli stili di lancio con rotazione,
sia ground che aerializzati, sicuramente necessita di una buona tecnica
di base, tuttavia non è ostica, con qualche accorgimento sul timing,
vista la sua rapidità, si possono apprezzare doti balistiche veramente
eccezionali per una canna da pesca, che è in grado di gestire dai piombi
più leggeri a quelli più pesanti, garantendo sempre una risposta secca e
ottime distanze, nelle mani migliori, è stata in grado di fruttare
oltre 240 metri con i 150 grammi in pedana, colpiscono anche i 217 metri
con 75 gr., questo conferma come tutta la canna, compresa la cima,
resistuisca potenza al piombo.
In pesca non teme grossi inneschi e
piomboni, rapida, ma anche potente, e dotata di un nerbo che gli
permette, all'occorezzenza di gestire grosse matasse d'alghe e di
scalzare piombi da tenuta senza alcuna difficoltà, il peso irrisorio è
un'ulteriore vantaggio in queste situazioni, del quale il pescatore non
potrà che giovare.
La cima asseconda i treni d'onda e segnala le
tocche egregiamente, è una vera è propria canna da surf, ma le sue
capacità balistiche, la sua leggerezza e sensibilità, non la fanno
sfigurare nella paf a lunga distanza, ovviamente qualora si ambisca a
prede di taglia.
Una vera fuoriclasse nella sua categoria, uno strumento che si fa apprezzare nelle mani del surfcaster evoluto, dispiace che la Shimano non abbia proseguito su questa strada, indirizzando i nuovi progetti ad un mercato, sicuramente più eteronegeneo, ma perdendo quella fetta di utenti amanti delle rip in stile UK.
Ogni buon angler avvezzo all'uso di rip&rot e lanci arealizzati, detiene di certo nel suo rig wallet, una scorta di travi dedicati, l'attaco alto, che sia short o long arm, è di sicuro la soluzione preferita per la sua duttilità e poliedricità, sebbene non manchino sistemi ad hoc, per l'attacco basso o travi a due finali come il paternoster.
In queste righe illustrerò il mio metodo per realizzare un trave ad attacco alto, che può diventare short o long arm, grazie a riposizionamento degli snodi all'altezza voluta, munito di bait clip e ammortizzatore.
La realizzazione è semplice, ma il risultato finale è piuttosto sobrio e pulito, dotato di ottima aerodinamicità.