Durante la bella stagione, sì dimenticano per un po' le nottate tra le onde e sotto il vento, anche il surfcaster più incallito, se non vuole appendere le canne al chiodo, è costretto a piegarsi all'evidenza e ripiegare sulla pesca a fondo, non per questo sì è costretti ad abbandonare la filosofia della ricerca del pezzo di taglia, cambiano le condizioni, ma non gli attrezzi e lo spirito.
Escludendo la paf all'orata in diurna, (argomento che affronteremo prossimamente) la proliferazione sempre più massiccia di questo formidabile predatore, quale il pesce serra, entrato ormai prepotentemente nel target delle prede da surf e da paf, ha portato schiere di appasionati a dargli una caccia agguerrita.
La serie Aspire in due pezzi vanta diversi modelli, di lunghezze e
potenze variabili, sviluppate per il mercato britannico, sotto la
collaborazione del noto long caster Peter Thain.
Purtroppo questi
modelli sono ormai fuori produzione, sebbene è possibile trovare, con
qualche difficoltà, delle rimanenze di magazzino o scavare nel mercato
dell'usato, cosa non facile,dal momento che, chi la possiede se ne
guarda bene dal liberarsene.
In questo articolo voglio presentarvi
la 130 M, che posseggo ormai da diverso tempo, di questo modello era
disponibile anche la versione da 14 ft, e la 14 ft MPT, nella quale "PT"
stanno a identificare le iniziali del suo progettista, Peter Thain
appunto.
Veniamo ai dati tecnici. La
canna è lunga 13 ft (3,96 m), composta da sue sezioni simmetrico che si
congiungono tramite innesto a spigot, i materiali sono di primordine,
carbonio alto modulo XT300, e come indicato sul fusto, a basso contenuto
di resina (Low content resin), proprio grazie a questa tecnica
costruttiva, simile a quella adottata successivamente da Century nella
serie HPR (High Performance Resin), il fusto è dotato di una leggerezza
sbalorditiva per una 8 oz di tale livello, appena, circa 540 gr. ,
questo dato salta subito all'occhio una volta presa in mano, tanto che
si rimane quasi perplessi da tanta leggerezza, è sufficiente frustarla a
vuoto per rendersi conto della risposta secca e reattiva.
L'azione
è spiccatamente J curve, il manico è piuttosto duro, è conico, sopra la
guaina, oltre la greca, di diametro di circa 23 mm.
Le sezioni sono raccordate splendidamente, con grande continuità,
fino alla cima, che pur essendo full carbon, mantiene comunque le
caratteristiche di match, ma collabora con l'arco, garantendo un
recovery tip eccellente.
La componentistica è di primordine,
anelli Fuji Sic gun smoke, le legature, con sotto anello, sono ben
eseguite, anche se un po' ciccione, si avrà sicuramente beneficio, come
farò io in seguito, a snellirle, rendendole sicuramente più in sintonia
con l'eleganza del fusto, un lavoro già eseguito da mio fratello per la
coppia di un amico, con ottimi risultati, sia estetici che di peso, sono
stati eliminati una decina di grammi dalla cima.
A sinistra il risultato dopo il rebuilding
La
canna si adatta benissimo a tutti gli stili di lancio con rotazione,
sia ground che aerializzati, sicuramente necessita di una buona tecnica
di base, tuttavia non è ostica, con qualche accorgimento sul timing,
vista la sua rapidità, si possono apprezzare doti balistiche veramente
eccezionali per una canna da pesca, che è in grado di gestire dai piombi
più leggeri a quelli più pesanti, garantendo sempre una risposta secca e
ottime distanze, nelle mani migliori, è stata in grado di fruttare
oltre 240 metri con i 150 grammi in pedana, colpiscono anche i 217 metri
con 75 gr., questo conferma come tutta la canna, compresa la cima,
resistuisca potenza al piombo.
In pesca non teme grossi inneschi e
piomboni, rapida, ma anche potente, e dotata di un nerbo che gli
permette, all'occorezzenza di gestire grosse matasse d'alghe e di
scalzare piombi da tenuta senza alcuna difficoltà, il peso irrisorio è
un'ulteriore vantaggio in queste situazioni, del quale il pescatore non
potrà che giovare.
La cima asseconda i treni d'onda e segnala le
tocche egregiamente, è una vera è propria canna da surf, ma le sue
capacità balistiche, la sua leggerezza e sensibilità, non la fanno
sfigurare nella paf a lunga distanza, ovviamente qualora si ambisca a
prede di taglia.
Una vera fuoriclasse nella sua categoria, uno strumento che si fa apprezzare nelle mani del surfcaster evoluto, dispiace che la Shimano non abbia proseguito su questa strada, indirizzando i nuovi progetti ad un mercato, sicuramente più eteronegeneo, ma perdendo quella fetta di utenti amanti delle rip in stile UK.
Ogni buon angler avvezzo all'uso di rip&rot e lanci arealizzati, detiene di certo nel suo rig wallet, una scorta di travi dedicati, l'attaco alto, che sia short o long arm, è di sicuro la soluzione preferita per la sua duttilità e poliedricità, sebbene non manchino sistemi ad hoc, per l'attacco basso o travi a due finali come il paternoster.
In queste righe illustrerò il mio metodo per realizzare un trave ad attacco alto, che può diventare short o long arm, grazie a riposizionamento degli snodi all'altezza voluta, munito di bait clip e ammortizzatore.
La realizzazione è semplice, ma il risultato finale è piuttosto sobrio e pulito, dotato di ottima aerodinamicità.
31-01-2014/01-02-2014.
Anche questa volta seguiamo l'evoluzione di una mareggiata di maestrale piuttosto imponente nel suo picco massimo d'intensita, dall'analisi del meteo apprendiamo però che la scaduta sarà molto rapida, troppo per poterla gestire al meglio, decidiamo quindi di anticiparla, iniziando la battta in fase costante, la scaduta è prevista a tarda notte, e già alle prime luci dell'alba i giochi potrebbero essere chiusi.
Dati alla mano, la fase costante pre-scaduta, dovrebbe essere affrontabile, il nucleo di perturbazione che alimenta la mareggiata si sposterà a sud, dovremo iniziare con circa 170cm d'onda e vento F5, che andra poi a calare ad un F3 intorno alle 22, e l'altezza d'onda assestarsi a 120cm, ottimi per la spiaggia medio-bassa che abbiamo intenzione di battere. Durante il viaggio discutiamo sulle eventuali incognite che ci si potrebbero presentare, quella della alghe è una di queste, giunti in loco infatti, i nostri timori diventano realtà, la presenza di quelle maledette, è a dir poco massiccia, al parcheggio notiamo che altri arrivati con le nostre stesse intenzioni, fanno dietrofront, in effetti lo scenario a prima vista non è incoraggiante, ma se le nostre valutazioni si confermeranno esatte, una volta calato il vento e assestatasi la situazione, la corrente dovrebbe spazzarle verso sud, sono solo le 14, abbiamo tempo, decidiamo quindi di scegliere il settore, montare la postazione e attendere pazientemente.
Il concetto sul quale si basa il funzionamento del bait clip e il contesto nel quale si rende indispensabile il suo utilizzo, è cosa nota a tutti gli angler evoluti, si è partiti dal primitivo gancetto in acciao, tuttora valido, allo sviluppo di sistemi più elaborati, studiati appositamente per migliorare la resa di questo accessorio e per aumentare ulteriormente le percentuali di sgancio.
Premesso che le cause più comuni di sganci non andati a buon fine, sono da ricercarsi nell'esecuzione errata del lancio, in particolare, lanci bassi e tesi, che non permettono al trave di afflosciarsi allimpatto con l'acqua, rilasciando l'amo.
Le soluzioni di nuova concezione, diminuiscono notevolmete, i gap lasciati dal vecchio semplice gancetto, sopprattutto nei casi in cui il lancio, non è stato effettuato con tutte le cure del caso, l'innovazione fondamentale di questi sistemi, seppur differenti come disegno e forma, è riconducibile ad un elemento comune, un un meccanismo che all'impatto con l'acqua si aziona favorendo l'espulsione dell'amo.
21/22-01-1014.
Scaduta, generata da una mreggiata di maestrale F6 iniziata il 20-01, con un picco di oltre 4m d'onda nella giornata del 21-01... Potevamo forse mancare?
Probabilmente si, visto gli impegni lavorativi, ma con un pizzico di fortuna e l'aiuto degli agenti atmosferici (pioggia), riusciamo a partire arrivando a destinazione prima che cali il sole.
Fattore quest'ultimo, estremamente importante, dato che giunti in loco, rileviamo la presenza massiccia di alghe che viaggiano da destra verso sinistra in banchi più o meno compatti e abbastanza estesi, alcuni settori, perartro interessantissimi, ne sono completamente saturi.
La scelta cadrà su un rettilineo,dove sembra le chiazze scure paiono meno dense e si alternano a qualche momento di tregua.
Si inizia a sondare con non poca difficoltà, unico settore che permette un azione di pesca quasi regolare, è il gradino, mentre nel primo canale e oltre il banco, lo spazio operativo si riduce drasticamente.
Il mare sembra comunque respirare bene, la speranza è che la corrente, spazzi prima o poi i fastidiosi banchi di poseidonia morta, ma la situazione è in continuo mutamento cerchiamo di sfruttare al meglio le chiazze di "pulito", la luce del giorno in questo, si rivela assolutamente determinante, cerchiamo di memorizzare più dati possibile, dato che questa opportunità non ci verrà concessa a lungo, con il buio se la situazione non evolve a nostro favore, sarà tutto più difficile.
Da quando ho scoperto le qualità del fluorocarbon, non sono più
riuscito a farne a meno, non tanto per le presunte doti di invisibilità,
che a surfcasting reputo ininfluenti, quanto per la rigidità, che a
surf spesso fa la differenza tra un finale perfettamente operativo e uno
fuori pesca.
Sul mercato ormai ogni casa produttrice, ha in
catalogo fili di questo tipo, la scelta è ampia , alcuni più o meno
validi, pochi in verità definibili eccellenti, si restringe notevolmente
il campo, invece, se si valuta il rapporto qualità-prezzo, data l'usura
alla quale sono sottoposti i nostri finali, visto il contesto
abbastanza gravoso, in cui si trovano ad operare, mi è sembrato un pò
eccessivo spendere un patrimonio per 30m di fluorocarbon, che nella
migliore delle ipotesi a me personalmente non durerebbero più di metà
stagione.
Cercavo un prodotto che mantenesse le qualita
intrinseche di un fluorocarbon, ma che non sfondasse le valvole dei miei
lacrimatoi al momento di aprire il portafoglio...